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Educazione ai sentimenti, al via nuovi progetti scolastici a Napoli

di Redazione
educazione ai sentimenti a scuola

Gli ultimi episodi di violenza sono al centro del confronto che si è riaperto sulla necessità di riprendere i progetti di educazione ai sentimenti avviati in alcuni istituti scolastici. 

E’ un appello che viene rilanciato dal presidente della commissione consiliare Cultura che ha raccolto in pochi giorni un’ampia condivisione. Sono state tante, infatti, le voci di quanti, a partire dai propri ambiti ed esperienze, intendono affiancare le istituzioni per riportare il tema al centro del dibattito pubblico.

Un’emergenza nell’emergenza: così la psicologa clinica Enrica Olivieri ha definito il problema dell’educazione ai sentimenti per adolescenti e pre-adolescenti durante la pandemia. È necessario attivare progetti interdisciplinari, che intervenendo sulla cultura di riferimento e mettendo in discussione i ruoli sociali e di genere tradizionali, educhino all’intelligenza emotiva e favoriscano il raggiungimento del benessere psicologico dei giovani. 

Daniela Brizzi, avvocata, ha raccontato la propria esperienza professionale, maturata in molti anni di attività a contatto con le famiglie, in cui ha registrato una diffusa incapacità emotiva e le difficoltà di molti genitori a educare i propri figli ai sentimenti, candidati a diventare così adulti con problemi. È evidente il legame esistente tra l’apatia emotiva, il disagio giovanile e la diffusione dell’illegalità. L’educazione all’empatia, realizzata anche attraverso attività artistiche e culturali, rappresenta in questo senso la chiave per formare i giovani alla convivenza civile e al rispetto degli altri. 

Simona Cappiello, regista di documentari, ha ricordato la necessità di intervenire sulle culture di riferimento. Attraverso l’analisi dell’immaginario che emerge dalla produzione cinematografica e dalla serialità televisiva, un lavoro che può essere condotto insieme ai giovani e alle famiglie e in sinergia con esperti di altre discipline, è possibile acquisire strumenti utili a combattere archetipi e stereotipi e a riflettere sulle emozioni e sui sentimenti tipici di quella fascia di età.

Per Antonello Cossia – una lunga carriera alle spalle nel teatro, nel cinema e nella televisione – il teatro, nella sua dimensione emotiva e spontanea, può rappresentare lo strumento ideale per l’educazione emotiva dei più giovani. Esperienze come quelle del “Progetto Urban”, portato avanti negli anni Novanta con i giovani dei Quartieri Spagnoli, hanno dimostrato quanto le attività teatrali possano essere di grande aiuto per i ragazzi provenienti da famiglie disagiate, che da un lato sono liberi di esprimersi liberamente, dall’altro vengono educati al dialogo e a riconoscere i sentimenti propri e degli altri.

Sulla necessità di coinvolgere l’intera comunità nello sviluppo dell’intelligenza emotiva dei più giovani ha insistito anche Claudia Mastroianni, sociologa e presidente dell’associazione “RED Relazione Educazione Dialogo”, nata lo scorso marzo da un progetto di mediazione comunitaria adattato al contesto cittadino. Solo creando reti che includano giovani, famiglie, insegnanti e istituzioni del territorio è possibile comprendere i motivi dei deficit d’intelligenza emotiva e intervenire efficacemente.

Per Elena De Gregorio (DemA) il lavoro delle istituzioni rispetto all’educazione dei sentimenti deve essere quello di favorire il più possibile, grazie all’aiuto di esperti e associazioni di riferimento, la diffusione di spazi dedicati nelle scuole, anche e soprattutto in questo momento in cui non vi sono lezioni in presenza.

Marta Matano (Movimento Cinque Stelle) ha espresso rammarico per l’assenza dell’educazione ai sentimenti dai programmi di insegnamento. Una mancanza alla quale corrisponde una formazione dei docenti monca su questi aspetti, a fronte di una necessità per i ragazzi che dovrebbe far coincidere questo tipo di apprendimento con l’inizio delle scuole elementari.

Dopo l’incontro, ha anticipato Chiara Guida, il lavoro della commissione proseguirà anche verificando la possibilità di momenti di confronto e condivisione in presenza. 

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