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Ricordo di Giambattista Assanti

di Redazione Avellino

Maestro dell’arte cinematografica Irpina, il cinema come strumento di emancipazione sociale e culturale

Agli inizi degli anni ’90 c’era un gruppo di giovani appassionati di Cinema che scorrazzava per l’Italia a caccia di feste popolari dove ambientare storie di fiction. Tra loro diversi irpini. Il loro quartier generale era diventato il Cinema Carmen di Gaetano Assanti.

Lì si davano appuntamento, praticamente tutte le sere, per parlare di Cinema e di progetti. Il gruppo era animato da Giambattista, il figlio di Gaetano. Il giovane regista aveva trasformato la sala cinematografica dei suoi genitori, a Mirabella, in una sorta di forum con scuola di Cinema. Aveva la passione per la settima arte che gli scorreva nelle vene ed era contagioso. Assanti, già da quando aveva i pantaloni corti, aveva respirato l’atmosfera luminescente della stazione di proiezione. Il ticchettio del motore, le bobine, gli spezzoni di pellicola con alcuni frame di capolavori, il cinema all’aperto con i genitori, poi la frequentazione, quasi di nascosto, della scuola di Cinema a Roma dove, spesso, si recava anche con l’autostop.

Battista, così lo chiamavano gli amici, aveva il Cinema nel sangue. Aveva una predisposizione innata per i tempi cinematografici, per lui scrivere sceneggiature era naturale come respirare. Frequentarlo era entusiasmante, tutto era da spunto per un soggetto, per un progetto. Durante la scuola di Cinema si introdusse nel mondo della celluloide, di lì i contatti per il primo grande progetto: “Scrivere il Cinema”, uno dei pochi Festival dedicato agli sceneggiatori, a quelle figure, spesso ignorate dal grande pubblico, invece fondamentali per la nascita di un film. Così piazza di Mirabella si trasformò in una piccola “promenade de la Croisette”.

Furono anni entusiasmanti con i principali attori e sceneggiatori italiani che circolavano per le strade del comune irpino. Le sera passate al telefono con amiche interpreti per telefonare a Robert Redford dall’altra parte dell’oceano. Poi venne il primo progetto importante: “Giorni di festa”.

Ancora una volta lo spunto venne dalla vita reale. La tirata del carro a Mirabella è una festa molto sentita, a Giambattista venne l’idea di raccontarla in una fiction con degli attori. Era il 1990. Nella stagione successiva girò diverse fiction in giro per le feste popolari di mezza Italia con la collaborazione di attori come Leo Gullotta, Ida Di Benedetto, Imma Piro, Rosaria De Cicco, Enzo Cannavale, Lino Troisi, Jean Paul Kabongo che aveva conosciuto sul set di “Pummarò”, l’opera prima di Michele Placido alla regia, dove lui faceva l’assistente alla regia. 

Dopo si dedicò a promuovere i luoghi di nascita dei grandi registi irpini. Era meravigliato di come, un piccolo fazzoletto di terra, avesse potuto dare i natali a due dei più grandi registi italiani e mondiali: Sergio Leone ed Ettore Scola. Ancora tanti progetti con il “Premio Sergio Leone” a Torella dei Lombardi ed a Trevico. 

Nel 2004, anno in cui ad Ariano si elevò la protesta per la discarica di Difesa Grande, lui immediatamente si attrezzò con Vanessa Gravina per girare una docufiction. Era caparbio e nel 2014 riuscì a girare il suo primo lungometraggio. “Ultima fermata” nel quale diresse Claudia Cardinale (candidata al David di Donatello come migliore attrice non protagonista) e Sergio Assisi. Poi nel 2019 scelse per un documentario una grande figura della Storia contemporanea italiana: “Il Giovane Pertini combattente per la libertà”, con Enrico Montesano. 

Di progetti ne aveva tanti Giambattista, sono stati tutti interrotti da una prematura scomparsa in una notte di primavera. 

Arrivederci alle carrellate ed ai piani sequenza in paradiso. Uno dei giovani irpini degli anni ’90.

Angelo Corvino

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