Home Europa Crisi Ucraina. Energie rinnovabili, non si può più attendere.

Crisi Ucraina. Energie rinnovabili, non si può più attendere.

di Angelo Corvino
La rete dei gasdotti Russi diretti in UE

Uno degli elementi della crisi ucraina, dove spirano venti di guerra tattica, è il gas naturale. Tra approvvigionamenti attuali e nuove forniture è un pezzo sulla scacchiera tra Mosca ed il mondo occidentale, con le sue variegate posizioni.

La rete di gasdotti russi che porta il gas della Siberia in UE attraversa l’Ucraiana in più punti. E’ sul prezzo della materia prima che viene giocata la prima partita. Per Putin è un possibile strumento di leva ma è pur vero che il denaro dell’UE è utile nella bilancia dei pagamenti ed all’economia interna. L’UE, tramite il primo Ministro Tedesco, sospende il progetto del metanodotto dalla Russia alla Germania. Come dire: no, grazie. Come se il metano non fosse un elemento fondamentale per le politiche energetiche tedesche.

E in Italia? Tre dei Metanodotti che attraversano l’Ucraina raggiungono l’Italia (il 51% del totale importato), sia del nord che del sud. Il maggiore utilizzo della fonte energetica è per gli usi civili con il 42%, il 24% per usi industriali ed il 30% per le centrali termoeletriche. Roba da lasciare al buio ed al freddo milioni di europei. Oggi ad Amsterdam il costo del gas è salito a 83,5 euro per Mwh con un rialzo del 4,34%. Una situazione che rischia di mandare in frantumi tutte le manovre messe in campo dal Governo italiano per calmierare i prezzi, basate sulla riduzione del prelievo fiscale. Insomma gli italiani rischiano di smettere di dare i loro soldi in accise allo Stato Italiano per darli alla Russia di Putin. Oggi come non mai, occorre accelerare sulle rinnovabili, sia eolico che fotovoltaico. Occorre un piano energetico per dotare effettivamente di fonti rinnovabili tutti gli edifici italiani. In modo che essi pesino sempre meno sulla bilancia energetica nazionale ed europea. Occorrono investimenti massicci nella Ricerca per le altre rinnovabili, in modo da svincolare l’Italia dai lacciuoli delle fonti fossili che, per altro sono anche quelle più inquinanti.

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