Home Economia Enoturismo, che viaggio! Come variano le abitudini dei turisti

Enoturismo, che viaggio! Come variano le abitudini dei turisti

di Angelo Corvino

Dopo il Lockdown cambiano il mercato, il target, il comportamento e le tecnologie usate dai turisti.

Secondo un’indagine di Sociometrica in inglese, il cibo ed il vino, sono le due cose che i turisti stranieri ricordano di più dopo un viaggio in Italia magari dedicato all’enoturismo. Nel 2019 ci sono stati 15 milioni di visite nelle cantine italiane. Un business da 2,5 miliardi di euro che è destinato a crescere. Prima del covid un italiano su 4 aveva fatto un’esperienza enoturistica, oggi 3 italiani su 4 vogliono andare nelle vigne ed il 7% ha già programmato questa esperienza.

Le nuove mete dell’enoturismo

Cambiano anche le mete. Se prima del covid la Toscana era la destinazione preferita, oggi resta ancora al vertice ma aumentano gli arrivi in Piemonte e Sicilia. Segno che l’enoturismo attira. Ancora indietro la Campania che non riesce ad esprimere tutto il suo enorme potenziale, complici le visioni miopi di operatori e istituzioni. Tra i viaggiatori crescono quelli che sono in cerca di “intrattenimento” senza un grosso interesse specifico per il vino.

Donne, sempre più “amanti” del vino

Crescono anche le donne, che ormai sono la maggioranza in Spagna e California, infatti il 60% delle visite in cantina sono prenotate da donne. Ed è proprio il gentil sesso che converte il contatto online in prenotazione il 14% più degli uomini. Le donne sono il 53% dei visitatori in cantina. Nel 2021, sempre le donne, superano numericamente gli uomini tra i consumatori regolari di vino attestandosi al 55% contro il 49% del 2020.

Vino e generazione Z

Crescono anche i turisti della generazione Z, cioè i nati nel terzo mellennio. Il 70% sceglie le sue mete tramite internet, mentre il 12,5% tramite il passaparola. L’81,3% chiede la visita con degustazione mentre il 15,6% vuole solo la degustazione. Sono molto interessati alla difesa ambientale e cercano vini rosati, sostenibili e con storytelling.

Interessanti anche i dati sul profilo degli enoturisti. Secondo un’indagine di winetourism.com effettuata su 80 cantine in 34 paesi a fine 2020, il 57% sono poco esperti e desiderosi di un intrattenimento che parta dal vino. Il 15% sono esperti di vino mentre il 28% non ha un profilo ben definito.

Enoturismo e trekking la scelta vincente

Interessanti anche i dati delle esperienze più richieste insieme al vino. Si va dal trekking nei vigneti, magari con assaggio in punto panoramico, all’assaggio combinato con i cibi tipici. Richiesti anche i tour con degustazione alla presenza di un enologo o del produttore. Molto gettonati anche i pic nic in vigna. Insomma tutto ciò che sia un’esperienza romantica magari in compagnia del proprio cane.

L’offerta di esperienze enoturistiche è concentrata tra maggio ed ottobre, con punta ad agosto. Il 98% delle esperienze è prenotabile dal lunedì al venerdì, il 78% nel weekend, ed il 50% il sabato. Le cantine l’11% delle volte sono costrette a rifiutare la prenotazione. In crescita anche i prezzi delle prenotazioni. In Italia si va dai 15 ai 25 Euro, negli USA il prezzo medio è di 25 dollari. Cresce anche la “Wine Hospitality Ultra Premium”, in USA siamo sui 500 dollari, in Italia sui 100 euro.

Enoturismo e vino per scoprire posti nuovi

Il 50% dei turisti in Italia sono nativi digitali, cioè nati dopo il 1991, e preferiscono destinazioni sostenibili e poco conosciute, un elemento da non sottovalutare nella programmazione dell’offerta e nei metodi di prenotazione e fidelizzazione. Il turista del vino preferisce prenotare di martedì al mattino e con sempre meno anticipo (da 23 a 10 giorni prima). Si diffonde sempre di più il neverending, cioè la voglia, da parte del turista, di continuare l’esperienza anche dopo la fine della vacanza. In questo vince chi riesce ad offrire le esperienze più vere, non omologate e stereotipate. Insomma vince l’originalità e la spontaneità.

Bisogna evitare di creare doppioni, cioè quella tendenza a rendere le cantine tutte uguali come elementi di design, vince invece la cantina caratteristica ricca di elementi di artigianato locale” spiega Donatella Cinelli Colombini.

Cantine destinate ad innovare nel segno della tipicità

Donatella Cinelli Colombini - Produttrice di vino e promotrice dell'enoturismo
Donatella Cinelli Colombini –

Il 61% dei visitatori, infatti, trova ripetitiva l’esperienza in cantina. Non vince più la spiegazione del processo produttivo, ma cresce invece l’interesse per il territorio di produzione. “Il turista sta diventando un difensore dell’identità locale ed è il primo mercato delle produzioni tradizionali fatte a mano – continua la Cinelli Colombini, inventrice di Cantine Aperte e produttrice di vino –. I turisti vogliono sempre di più esperienze sensoriali in cantina, dove il senso principale resta la vista, ma è possibile avere suggestioni anche con l’udito, l’olfatto ed il gusto”. Insomma il wine lover diventa sempre di più esploratore e scopritore di nuovi territori, nuove denominazioni, nuove cantine alla ricerca del piccolo e sconosciuto come vitigni vulcanici, “senza mani” e vitigni autoctoni rari. Il territorio diventa, quindi, sempre più determinante. In questo la Campania, e sopratutto l’Irpinia ed il beneventano, sembra avere una marcia in più per i territori ricchi di panorami bellissimi, storia, cultura e monumenti ancora inesplorati dai viaggiatori italiani e stranieri. Attenzione però “il successo turistico non è eterno, per arrivare e rimanere in cima occorre limitare gli arrivi e rinnovarsi continuamente per vincere ogni anno” conclude la Cinelli Colombini.

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