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Liste attesa ASL. “Si possono abbreviare”

di Redazione Avellino

A seguito del mio iter per tentare di prenotare in tempi accettabili alcune prestazioni sanitarie, attraverso il Cup di Aziende sanitarie di Avellino, campane e persino genovesi, sono stata contattata da Angela Marcarelli, coordinatrice dell’Agenzia Territoriale di Cittadinanzattiva Montefalcione Avellino-Bassa Irpinia, Rete Tribunale per i Diritti del Malato (TDM) e da Lorenzo Latella, Segretario Regionale di Cittadinanzattiva Campania APS.

La dr.ssa Marcarelli, mi ha informata della sinergia tra Cittadinanzattiva Campania e il Tribunale del Malato di Avellino, per coadiuvare l’utente ad esigere che la prestazione sanitaria, quando non fosse possibile nei tempi richiesti in regime pubblico, venga tempestivamente erogata in regime di privato convenzionato.

Va ricordato anzitutto che il medico prescrittore, di base o specialistico, per le prime prestazioni sanitarie (visite specialistiche, esami diagnostici per immagini e radiologici ed analisi di laboratorio) deve sempre indicare una delle quattro classi di priorità predefinite nel Piano nazionale e regionale del governo delle liste di attesa (PNGLA). Questi i codici di priorità, che forniscono al cittadino il diritto di accesso alle prestazioni sanitarie nei tempi massimi previsti: U, che indica un’attesa massima di 72 ore; B, di 10 giorni; D, di 30 giorni per le visite e 60 per gli esami; P, di 120 giorni.

Ciò premesso, Cittadinanzattiva Campania e il Tribunale per i Diritti del Malato di Avellino, rendono noto che lo stesso Piano nazionale del governo delle liste di attesa 2019/2021, recepito con delibera della Regione Campania n. 52 del 4/7/2019, integrata con DCA del 24/1/2020, al fine di assicurare il primo accesso alle prestazioni sanitarie specialistiche, ambulatoriali e di diagnostica, tempestivo e appropriato al bisogno di cura, prevede per il cittadino, la possibilità di accedere a percorsi di garanzia e tutela. L’utente può attivarli allorquando, in fase di prenotazione, vengano superati i tempi massimi della priorità assegnata nell’impegnativa, inviando alle Direzioni Generali Asl oppure ospedaliere, un modulo (Cittadinanzattiva Campania e il TDM Avellino lo mettono a disposizione) in cui viene chiesta l’individuazione della struttura pubblica o convenzionata, in grado di erogare la prestazione di diagnostica o specialistica nei tempi massimi stabiliti o, in alternativa, la prestazione in intramoenia, con il solo pagamento del ticket. In caso di assenza di risposta in tempo utile, si eseguirà la prestazione sanitaria in una struttura privata convenzionata e successivamente se ne chiederà il rimborso.

È possibile scaricare il modulo al link, https://qrcgcustomers.s3-eu-west-1.amazonaws.com/account6248040/20764599_1.pdf?0.940564200412383 oppure inquadrando il QR Code nella locandina della campagna informativa, che chiarisce per step, l’iter da seguire. Per informazioni e assistenza sul percorso di garanzia, si può contattare il Tribunale per i Diritti del Malato di Avellino disponibile 24 ore su 24, al numero di cell.: 351 9921517. Ancora Marcarelli: “Il TPM e Cittadinanzattiva hanno sollecitato le Regione Campania e le aziende sanitarie all’applicazione del PNGLA 2019/2021 (vigente fino al rinnovo, per il prossimo triennio), richiedendo di predisporre e aggiornare il programma di attuazione aziendale per la gestione delle liste di attesa, con un chiaro percorso di garanzia per i casi di sforamento del tetto massimo dei tempi di priorità attribuiti per ogni prestazione, previa pubblicazione sui rispettivi siti istituzionali, carta dei servizi, Urp, etc., nonché la diffusione delle informazioni agli utenti, sin dal momento della prenotazione. Ciononostante, ad oggi nulla risulta essere stato effettuato per consentire agli utenti di superare il ritardo, facendo ricorso alla prevista alternativa del regime intramoenia, oppure rivolgendosi ad altre strutture idonee (indicate dal Cup) o private convenzionate, anticipando dei costi e conoscendo in anticipo le modalità per essere rimborsati senza contenziosi. Non ci risulta nessuna verifica finalizzata al rispetto dei Lea per garantire l’appropriatezza delle prestazioni e degli impegni assunti dai Direttori generali per superare i lunghi tempi di attesa. L’esito delle verifiche peraltro, costituisce prioritario elemento di valutazione della missione dei Direttori generali, secondo le disposizioni vigenti in materia. Il dr. Latella precisa: “Pur avendo recepito il PNGLA, in Campania ogni Azienda sanitaria lo applica in maniera diversa relativamente agli ambiti di garanzia, cioè l’estensione territoriale accettabile, entro cui il paziente può spostarsi per soddisfare la sua esigenza di salute. La Asl di Avellino, disattendendo lo spirito della norma, ha stabilito come ambito di garanzia l’intero territorio della Asl, ovvero il vasto territorio della provincia, costringendo l’utente a lunghi spostamenti: se si ha bisogno di fare una tac o una mammografia, non si possono percorrere 70-80 km! L’ambito di garanzia dovrebbe assicurare le prestazioni in prossimità, entro i 30 – 40 km. La norma prevede che si svolgano all’interno del distretto sanitario, che se insufficiente, si possa accorpare ad altri distretti. Predisporre ambiti di garanzia troppo ampi, complica la vita a quei pazienti cronici o anziani, che si vedono costretti a rifiutare le proposte, finendo perciò in lunghe liste di attesa. Sebbene la piattaforma regionale partita da pochi mesi, sia alquanto snella, il problema rimane, poiché il Cup non ha integrato le varie opzioni: ordinario, intramoenia, privato. Il Cup non fornisce queste informazioni, poiché le liste di prestazioni ordinarie non sono state integrate con quelle sull’intramoenia o del privato accreditato. Forse il sistema andrà a regime entro un paio di anni, a voler essere ottimisti. La Regione Campania probabilmente (non ci è dato sapere) non ha una strategia di breve o medio periodo: ha pubblicato varie delibere, tra cui la 210, che stabilisce le prestazioni del pubblico da erogare, senza una strategia per giungere a realizzarne dalle attuali 9 milioni, ben 27. Alla 210 andrebbe affiancato un documento che indichi struttura per struttura, quante erogazioni si possono fare.

È una riforma senza investimenti: mancano le risorse, le assunzioni, i macchinari, insomma c’è l’obiettivo, che condividiamo, ma non la strategia per raggiungerlo: se poi dovessero averla senza renderla nota, sarebbe ugualmente grave perché priva della concertazione con le parti sociali”.

Le alternative allo strazio delle lunghe attese sono dunque possibili, ma bisogna conoscerle ed essere consapevoli dei propri diritti e, soprattutto, pretendere che vengano applicati.

Floriana Mastandrea

Comitato Ambiente, Salute e Territorio

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