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Quanto inquina l’acqua di sansa?

di Daniela Battaglia

Nelle scorse settimane la Guardia di Finanza di Ariano ha provveduto al sequestro di un’area di 20.000 mq nel territorio di Ariano Irpino. Nella zona sequestrata sono stati rinvenuti scarti della lavorazione delle olive. Gli inquinanti sono scarti di un frantoio arianese costituiti da olii di sansa e liquami. La GdF ha provveduto a confiscare il mezzo utilizzato per il trasporto delle sostanze inquinanti, provvedendo successivamente all’identificazione del conducente. Le indagini sono ancora in corso.

Negli ultimi anni si presta molta più attenzione all’ambiente e ai danni che gli si possono arrecare. In quest’ottica lo sversamento delle acque di scarto della lavorazione delle olive viene considerato un atto criminale che viene attuato da molti a danno dei territori in cui si producono olive.

Le aque di vegetazione, inquinante pericoloso

Le acque contenenti i prodotti di scarto della lavorazione delle olive vengono chiamate “acque di vegetazione”, elemento estremamente inquinante. La composizione delle acque di vegetazione crea una patina oleosa che, se immaessa nell’ambiente, toglie ossigeno e acidifica le acque provocando, in casi estremi, la devastazione e la morte dell’ecosistema acquatico.

Come si smaltiscono?

La tecnica prevista per lo smaltimento delle acque di vegetazione è quella di raccogliere le acque in delle vasche di decantazione. Successivamente, dopo un trattamento semestrale dedito, possono essere sversate, con autobotti autorizzate dai sindaci, in zone e quantità specifiche e programmate. Ovviamente i terreni per lo sversamento delle acque sottoposte a processo devono avere determinate caratteristiche: non devono essere vicino zone abitate o a corsi d’acqua.

Cosa è successo ad Ariano?

Secondo la Guardia di Finanza di Ariano nell’area sequestrata erano presenti grandi quantità di scarto nelle vicinanze di una falda acquifera. Due elementi di pericolosità per l’ambiente. La preoccupazione è ricaduta principalmente sulla presenza di una falda acquifera.

Il parere dell’esperto di acque

Abbiamo interpellato Sabino Aquino, docente di geologia applicata presso l’Università telematica Pegaso. Il professore Aquino ci ha illustrato un suo studio, condotto con Vincenzo Allocca, Libera Esposito e Pietro Celico, dal titolo “Le risorse idriche della provincia di Avellino”. Secondo Aquino le possibili implicazioni inquinanti riguardano la protezione delle acque superficiali o degli acquiferi profondi che alimentano sistemi sorgivi, di cui alcuni sono anche destinati al consumo umano.

I terreni argillosi

Ritengo che, in sostanza, nel territorio che mi è stato indicato, intaccato da questo tipo di inquinamento, non dovrebbero esserci grossi problemi. Questo perché il settore che va dalla zona di Ariano, comprendendo il triangolo Ariano, Savignano, Casalbore, è un complesso con terreni argillosi; quindi, impermeabili e che non presentano acquiferi di notevole rilevanza. Quindi diciamo che il problema è relativo e se anche ci fosse qualche inconveniente, potrebbe interessare solo le acque di infiltrazione superficiale” – ha affermato il professore Aquino- “Mentre il discorso cambia spostandoci sulla placca conglomeratica di Trevico- Castel Baronia. Questa placca presenta un notevole grado di permeabilità e qualunque agente inquinante, che può penetrare in questi terreni, potrebbe portare problemi di inquinamento. In questo comprensorio sono presenti importanti sorgenti, che poi sono quelle che affiorano nel territorio comunale di Castel Baronia. Di queste sorgenti alcune sono acque destinate al consumo umano e sono immesse nel sistema acquedottistico Alto Calore. Fermo restando che non stiamo parlando di metalli pesanti o fitofarmaci, che in effetti potrebbero portare grosse conseguenze. Va vista sempre la concentrazione di questi scarti di olii di sansa, ma certamente in questi bacini non sono sostanze che possono fare del bene.”.

Dalle parole del professore Aquino e dalla cartografia si comprende come il Comune di Ariano Irpino ha un grado di vulnerabilità all’inquinamento medio. Inoltre, in questo caso, non è stato sottoposto a un rischio tanto alto.

Possiamo permettere, ad oggi, dove si parla molto di “eco”, di “bio” e di “sostenibile” di sversare liquami potenzialmente dannosi per l’ambiente?

Ci sono delle soluzioni, probabilmente ancora non conosciute da molti, che potrebbero permettere una risoluzione a questi problemi. Ad esempio, le stesse acque altamente inquinanti, dopo un apposito trattamento, potrebbero addirittura arricchire il terreno. L’utilizzo di queste acque di vegetazione sottoposte a trattamento potrebbe dare giovamento e ricostituzione al territorio. Ma è possibile utilizzare questi sottoprodotti in maniera differente, rendendoli utili?

Combustibili o prodotti per la cosmesi da Acqua di Sansa

In Sicilia, dopo un bando concesso ad alcune aziende, sono state sviluppate tecniche che favoriscono il riutilizzo dei prodotti di scarto. Tra le tecniche troviamo la produzione di combustibile con il biogas ricavato dall’acqua di vegetazione e della sansa, ad esempio. Dall’acqua di vegetazione si può anche ottenere un prodotto ricco di idrossitirosolo. Questo è un composto con forti proprietà antiossidanti ricercato da aziende italiane ed estere per la produzione di cosmesi. Così ci potrebbe essere una soluzione di smaltimento ed una seconda vita per delle sostanze, in partenza dannose. Servirebbe solo la conoscenza e l’istruzione in materia per tante aziende. Ciò avrebbe una duplice funzione: permetterebbe di aumentare gli introiti attraverso la rinascita dei sottoprodotti e favorirebbe la salvaguardia del territorio e dei cittadini che ne fanno parte.

Approfondimento

corretta gestione delle acque di sansa https://www.tuttoambiente.it/commenti-premium/la-corretta-gestione-dei-reflui-oleari/

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