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Aglianico lasco, quando la tradizione innova

di Daniela Battaglia

Ieri, 10 novembre, si è tenuta, presso il Museo Civico di Ariano Irpino la presentazione del progetto R.INNO.V.A.L.A., “Ripopolamento innovativo Vitigno dell’Aglianico Lasco dell’Arianese”. Il progetto ha lo scopo di ridare vita e rilevanza a un vitigno antico, “l’Aglianico Lasco.” Hanno preso parte al convegno l’istituto professionale per l’agricoltura di Ariano, la camera di commercio, la provincia, l’amministrazione locale, tra cui il comune di Ariano, la comunità montana, l’università Federico II e la regione. Inoltre, come affermato da Michele Masuccio, vicepresidente del consorzio di bonifica dell’Ufita e tra gli organizzatori dell’evento, il progetto è stato posto all’attenzione del GAL Irpinia, così da favorire lo sviluppo del territorio e di questo innovativo progetto attraverso il finanziamento di quest’ultimo.

All’interno del progetto la Federico II di Napoli, attraverso il dipartimento di Agraria di Avellino, svolge un ruolo attivo. Difatti, “si stanno occupando dell’analisi genetica di questa antica varietà di vitigno. – afferma Masuccio – I dati emersi da queste analisi sono lusinghieri”.

Aglianico sì, ma “lasco”

L’aglianico lasco è una varietà che appartiene alla famiglia degli aglianici ma con delle differenze rispetto all’Aglianico tradizionale. “Viene denominato Lasco in quanto il grappolo presenta le bacche a spargolo, quindi non molto concentrate.” – afferma Masuccio– “Questo, dal punto di vista qualitativo, è un aspetto positivo perché permette al grappolo di maturare meglio ed essere meno sottoposto all’umidità e quindi all’attacco di eventuali parassiti o muffe. Il tutto si traduce in un elevata qualità del vino stesso”.

Otto secoli di adattamento al territorio

 L’aglianico lasco è una qualità del 1200 e nel territorio Arianese è presente un sito con piante madri conservate e risalenti all’epoca pre-fillossera. Queste sono sfuggite ai Fillosseridi, insetti che compromettono la funzionalità della vite, grazie al microclima e alle condizioni del terreno del sito ambientale. “Da queste piante madri– afferma Masuccio- abbiamo ricavato dei vigneti tradotti in chiave moderna e impiantati già in cinque o sei aziende. Puntiamo a impiantarne altri perché, naturalmente, c’è interesse da parte di aziende e cantine.”. All’interno del progetto sono presenti alcune cantine dell’Arianese, come Casa Brecceto o Cantina Giardino che ha già apportato un importante contributo alla riqualifica dell’aglianico lasco.

Ci troviamo di fronte a un iniziative che cerca di dare slancio e importanza alle eccellenze presenti sul territorio, soprattutto nello scenario della vitivinicoltura Campana e Irpina. In Irpinia, in particolare, questa varietà rappresenta una scoperta importante. “Una scoperta importante soprattutto nell’area dell’Ufita e dell’arianese dove, storicamente, è sempre stata presente la vitivinicoltura. Un’area che per decenni è stata un po’ abbandonata a sé stessa. Con questa scoperta si dà nuova forza al settore” – conclude il vicepresidente Masuccio – È importante per dare un futuro e speranza a chiunque voglia credere e investire nel settore”.

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